Politiche ambientali Ripristino della natura: l’Italia adotta il decreto legislativo che attua il regolamento UE 2024/1991 Laura Biarella 17 May 2026 Accessibilità Compliance Eco-News Energia Ripristino della natura: il d.lgs. n. 80/2026 definisce competenze, governance e responsabilità per l’attuazione del Piano nazionale di ripristino degli ecosistemi. Un quadro normativo aggiornato per la tutela della natura L’Italia compie un passo decisivo nella transizione ecologica e nella salvaguardia della biodiversità. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 112 del 16 maggio 2026) il decreto legislativo 8 aprile 2026, n. 80, con entrata in vigore al 31 maggio 2026. Il provvedimento stabilisce l’adeguamento della normativa nazionale agli obblighi europei derivanti dal Regolamento (UE) 2024/1991 (noto come Nature Restoration Law). Il decreto chiarisce fin dall’articolo 1 il suo scopo principale: esso contiene le disposizioni necessarie all’adeguamento del quadro normativo nazionale al regolamento (UE) 2024/1991 relativo al ripristino della natura. A differenza delle prime bozze provvisorie, il testo definitivo delinea una complessa governance multilivello che distribuisce in modo chirurgico i compiti tra ministeri, regioni, enti parco, consorzi di bonifica e comuni. Chi fa cosa, le autorità nazionali competenti (art. 2) Il decreto individua nel MASE e nel MASAF le due autorità nazionali responsabili del coordinamento generale delle attività. Le competenze ministeriali sono state rigidamente separate e, in alcuni casi, integrate in forma concorrente: Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE): È l’autorità centrale per l’applicazione delle misure su ecosistemi terrestri (art. 4), monitoraggio ambientale (art. 6), ecosistemi urbani (art. 8) e connettività fluviale (art. 9). Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF): In coordinamento con le Regioni, detiene la competenza per gli ecosistemi agricoli (art. 11) e forestali (art. 12). Competenze Concorrenti e Coordinamento Per i settori d’intersezione, i due ministeri agiscono d’intesa. Il MASE cura gli aspetti biologici, di biodiversità e la tutela degli impollinatori (art. 10); MASAF gestisce le implicazioni su pesca e acquacoltura (art. 5) e i rapporti tra pratiche agricole e ambiente. Entrambi i ministeri coordinano il contributo italiano alla messa a dimora di nuovi alberi (art. 13). Il Piano nazionale di ripristino: struttura e adozione (art. 3) Il cuore operativo della riforma è il Piano nazionale di ripristino. Questo strumento strategico dovrà quantificare gli obiettivi, mappare le aree di intervento e stabilire le scadenze temporali per il recupero degli habitat degradati. Il processo di approvazione prevede un forte raccordo territoriale: il Piano sarà adottato con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro dell’agricoltura, previa fondamentale d’intesa con la Conferenza unificata. Il testo fa salve in ogni caso le competenze specifiche delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano. Le autorità nazionali dovranno inoltre garantire la trasparenza, la consultazione pubblica e la trasmissione dei dati di monitoraggio alla Commissione europea (art. 21 del regolamento UE). Responsabilità operative (art. 4) La vera novità del d.lgs. n. 80/2026 è la mappatura vincolante delle amministrazioni responsabili della messa in pratica del Piano sul territorio. Clausola di invarianza finanziaria (art. 6) Il legislatore ha inserito un vincolo economico tassativo. Tutte le attività di ripristino, comprese quelle comunali sul verde urbano, dovranno essere attuate nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Un Tavolo strategico interministeriale per il coordinamento (art. 5) Per evitare sovrapposizioni e blocchi burocratici, viene istituito presso il MASE un Tavolo di indirizzo e coordinamento strategico ad altissimo livello politico. Il Tavolo si riunirà con cadenza annuale e sarà composto da: Un rappresentante per ciascuno dei seguenti 8 Ministeri: Ambiente (che presiede), Agricoltura, Cultura, Infrastrutture e trasporti, Difesa, Imprese e Made in Italy (MIMIT), Salute, Turismo. Due rappresentanti della Presidenza del Consiglio (Affari regionali e autonomie; Protezione civile e politiche del mare). I delegati della Conferenza delle Regioni (Commissioni Politiche Agricole e CAES) e dell’ANCI in rappresentanza dei Comuni. La partecipazione ai lavori del Tavolo è interamente a titolo gratuito: ai componenti non spetta alcun tipo di compenso, gettone di presenza o rimborso spese.