HumanX Legal Retribuzioni PA 2025, aumenti oltre le attese. Ecco cosa emerge dal nuovo Rapporto ARAN Laura Biarella 20 May 2026 Italia Retribuzioni, il Rapporto semestrale 2/2025 fotografa una crescita media del 13% nelle Funzioni centrali tra 2021 e 2023. Spinta decisiva da interventi legislativi, indennità, produttività e riforme delle carriere. Quadro retributivo in forte trasformazione Il nuovo Rapporto semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti (n. 2/2025), pubblicato da ARAN, offre una fotografia dettagliata dell’evoluzione salariale nella Pubblica Amministrazione. Il dato più rilevante riguarda il comparto Funzioni centrali, dove tra il 2021 e il 2023 la retribuzione media pro-capite è cresciuta del 13%, quasi il doppio rispetto alle attese iniziali (circa 7%). La dinamica è il risultato di un intreccio complesso di fattori: rinnovi contrattuali, indennità, anticipi legislativi, riforme delle carriere e un uso crescente della leva della produttività. Ruolo crescente della legge nella regolazione salariale Il Rapporto evidenzia un cambiamento strutturale: la leva legislativa ha assunto un peso crescente rispetto alla contrattazione collettiva. Due fenomeni emergono con chiarezza: – Anticipi economici nelle more dei rinnovi, come l’IVC standard e la versione “potenziata” introdotta nel 2023. – Risorse aggiuntive per decreto, destinate a specifici comparti o funzioni, che hanno inciso in modo significativo sulle buste paga. Quasi la metà delle risorse del triennio contrattuale 2022–2024 è stata preassegnata per via normativa. Chi guadagna di più, Ministeri e Agenzie fiscali in testa La crescita non è uniforme: – Ministeri: +15,1% – Agenzie fiscali: +14,7% – Enti pubblici non economici (EPNE): +6,5% Il Ministero della Giustizia resta l’amministrazione con il maggior numero di dipendenti (quasi 39.000 unità), seguito da Difesa, Interno e Cultura. Componenti che hanno spinto gli stipendi ARAN scompone la dinamica retributiva in diverse voci. Le più rilevanti: 1. Rinnovo CCNL 2019–2021 Ha inciso per +3,3%, in linea con le attese. 2. Indennità di vacanza contrattuale (IVC) Tra standard e potenziata, ha aggiunto +2,2%. 3. Indennità di amministrazione e conglobamenti Effetto complessivo: +2,6%, con un impatto particolarmente forte nei Ministeri grazie ai DPCM del 2021 e 2024. 4. Carriere e turnover Effetto medio: +1%, ma con forti differenze tra enti (da –3% a +5%). 5. Produttività e risultato È la voce più sorprendente: +3,2%. In alcuni enti supera il 7%, segno di una gestione molto attiva dei fondi decentrati. Strutture retributive sempre più differenziate Il Rapporto mostra come la PA centrale sia tutt’altro che omogenea: – La retribuzione fissa varia dal 60% al 90% del totale. – La produttività pesa fino al 20% in alcune amministrazioni. – Lo straordinario ha un ruolo ormai marginale. – Le indennità accessorie mostrano forti oscillazioni tra enti. Retribuzioni contrattuali 2025, il quadro ISTAT Nel 2025 le retribuzioni contrattuali crescono: – 3,1% nell’intera economia – 3,2% nel settore privato – 2,7% nella PA (non dirigenti) Per la PA, il dato non include ancora i rinnovi firmati tra fine 2025 e inizio 2026, ma registra: – la ripresa dell’IVC potenziata, – l’IVC 2025–2027, – il secondo decreto di perequazione delle indennità ministeriali. Decennio 2016–2025, PA e privato quasi allineati Nel lungo periodo: – PA complessiva: +15% – Privato: +16,2% Il gap è dovuto ai ritardi nei rinnovi contrattuali pubblici, in parte recuperati nel 2025–2026. Verso il triennio 2025–2027 Il Rapporto ARAN evidenzia un sistema retributivo in profonda evoluzione, dove: – la leva legislativa pesa sempre di più, – le amministrazioni adottano strategie gestionali molto diverse, – la produttività diventa un fattore decisivo, – le carriere e le indennità vengono ridisegnate. Il nuovo triennio contrattuale 2025–2027 si apre quindi con un quadro più complesso, ma anche con maggiori risorse già definite dalla Legge di Bilancio 2025.