Enforcement Legal HumanX Violenza contro le donne facilitata dalla tecnologia: allarme di Londra e fondo da 6 milioni di sterline Laura Biarella 01 June 2026 Extra UE News&Trend Safety & Security La violenza di genere veicolata attraverso smartphone, social media e dispositivi IoT è un’emergenza globale. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, lancia un fondo da 6 milioni di sterline per sostenere le vittime di abusi tecnologici, tra cui revenge porn, deepfake e stalking digitale. La Tech Abuse Conference riunisce esperti, aziende tech e sopravvissuti per trovare soluzioni concrete. Emergenza globale degli abusi tecnologici “La violenza contro donne e ragazze facilitata dalla tecnologia è un’emergenza globale”: con queste parole, il sindaco di Londra Sadiq Khan ha annunciato un fondo da 6 milioni di sterline (circa 7 milioni di euro) per contrastare il fenomeno in rapida crescita degli abusi digitali contro le donne. Il provvedimento arriva in occasione della Tech Abuse Conference, organizzata dall’University College London (UCL), che riunisce 250 esperti tra vittime, ricercatori, aziende tecnologiche e istituzioni per affrontare una piaga che, secondo i dati, colpisce in modo sproporzionato giovani, donne e minoranze LGBTQ+. I numeri sono allarmanti: secondo il National Police Chiefs Council, tra agosto 2022 e luglio 2023 nel Regno Unito sono stati registrati 123.515 reati di violenza contro donne e ragazze con un elemento tecnologico. L’organizzazione Refuge, che offre supporto alle vittime, ha segnalato un aumento del 207% delle segnalazioni di abusi digitali tra il 2018 e il 2024, con un ulteriore +62% nei primi nove mesi del 2025 rispetto all’anno precedente. Come la tecnologia diventa un’arma Gli abusi facilitati dalla tecnologia assumono forme sempre più sofisticate e invasive: Monitoraggio e controllo: Telefoni cellulari, telecamere di sorveglianza, app di geolocalizzazione e stalkerware (software spia installati segretamente) vengono usati per tracciare i movimenti, leggere messaggi privati e controllare le vittime a distanza. Revenge porn e deepfake: La condivisione non consensuale di immagini intime o la creazione di video falsi generati dall’IA (come i deepfake porno) sono in forte aumento, con conseguenze devastanti sulla reputazione e la salute mentale delle vittime. Cyberstalking e molestie online: Messaggi minatori, minacce sessuali, doxing (diffusione di dati personali) e cyberflashing (invio di immagini oscene non richieste) sono tra le forme più diffuse, con 1 ragazza su 8 tra i 13 e i 18 anni che ha ricevuto minacce di stupro online. Abuso economico digitale: Blocco di account bancari, furto di identità e manipolazione di servizi finanziari online per isolare economicamente le vittime. Medjacking: Manomissione di dispositivi medici connessi (come pompe per insulina) per minacciare la salute delle vittime. Secondo una ricerca dell’UCL, quasi la metà (48,69%) delle segnalazioni di abuso tecnologico riguarda comportamenti di monitoraggio o controllo, ma solo il 5% delle vittime aveva precedentemente richiesto supporto, e il 92% non sapeva nemmeno che tipo di aiuto fosse disponibile. Fondo di Londra e soluzioni proposte Il fondo triennale da 6 milioni di sterline (2 milioni all’anno) sarà destinato a: Sperimentare nuovi servizi di supporto per vittime di revenge porn, deepfake, stalking digitale e altre forme di violenza tecnologica. Potenziare la collaborazione tra forze dell’ordine, aziende tech (come Google, Meta, TikTok e Bumble) e organizzazioni no-profit per prevenire gli abusi fin dalla progettazione dei dispositivi (“safety by design”). Formare operatori (polizia, operatori sociali, sanitari) sul riconoscimento e la gestione degli abusi digitali. Sviluppare strumenti pratici per la rimozione di contenuti dannosi online e la raccolta di prove digitali ammissibili in tribunale. Durante la conferenza, Leonie Tanczer (UCL) ha sottolineato l’urgenza di “passare dalla consapevolezza all’azione”, integrando sicurezza, consenso e responsabilità nei prodotti tecnologici fin dalla loro creazione. Helen Millichap (National Centre for Violence Against Women) ha evidenziato come questi crimini siano “sottostimati e spesso non denunciati”, anche a causa della mancanza di strumenti di misurazione adeguati. Cosa si può fare concretamente? Le istituzioni e le aziende sono chiamate a: Adottare il principio di “safety by design”: Progettare dispositivi e piattaforme con impostazioni predefinite di privacy e sicurezza (es. notifiche per accessi sospetti, blocco di app di tracciamento non autorizzate). Migliorare la formazione: Polizia, magistratura e operatori sanitari devono essere formati per riconoscere e contrastare gli abusi tecnologici, spesso sottovalutati. Semplificare la denuncia: Creare canali dedicati per la segnalazione di revenge porn, deepfake e cyberstalking, con procedure rapide per la rimozione dei contenuti. Sensibilizzare le vittime: Informare su come proteggersi (es. disattivare la geolocalizzazione, usare password complesse, verificare la presenza di spyware). Responsabilizzare le piattaforme: Chiedere a social media e aziende tech di bloccare account falsi, rimuovere contenuti abusivi e collaborare con le autorità. Impegno di Londra e modello per altre città Londra si conferma all’avanguardia nella lotta alla violenza di genere: dopo il primo vertice internazionale del 2025 (che ha riunito città come Parigi, Barcellona e Nairobi), la Tech Abuse Conference vuole essere un laboratorio di soluzioni concrete. Il CHANGE Network (City Hub and Network for Gender Equity), sostenuto dal sindaco, sta già lavorando a un programma globale per scambiare buone pratiche. Andrea Simon, commissaria per le vittime di Londra, ha dichiarato: “La tecnologia ha creato nuovi modi per i carnefici di controllare e instillare paura. È fondamentale che la prevenzione e il sostegno alle vittime siano prioritari, con un focus sulla sicurezza fin dalla progettazione.”