IA e sicurezza: via libera ai decreti su polizia e riconoscimento biometrico, ecco cosa cambia

IA e sicurezza: via libera ai decreti su polizia e riconoscimento biometrico, ecco cosa cambia

Dalla regolazione dell’uso dell’IA nelle attività di polizia al divieto di sorveglianza massiva: i decreti attuativi approvati dal Consiglio dei Ministri ridefiniscono sicurezza, diritti e responsabilità nell’era dell’intelligenza artificiale.

IA e polizia, il Governo definisce le nuove regole per la sicurezza

Il Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026 ha approvato in via preliminare due decreti legislativi per attuare l’AI Act europeo, introducendo per la prima volta in Italia una disciplina organica sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle attività di polizia e sicurezza.

Il cuore del provvedimento riguarda proprio l’impiego delle tecnologie avanzate per la prevenzione e il contrasto dei reati, stabilendo un equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti fondamentali.

Il principio guida è netto: l’intelligenza artificiale deve essere uno strumento di supporto e non sostituire mai il decisore umano.

Nessun “Grande Fratello”, stop alla sorveglianza di massa

Tra gli elementi più rilevanti emerge il divieto esplicito di sistemi di sorveglianza generalizzata.

Il decreto stabilisce che:

  • non sono consentite banche dati biometriche costruite tramite raccolta indiscriminata di dati
  • è vietata qualsiasi forma di identificazione biometrica massiva
  • le tecnologie possono essere utilizzate solo in modo mirato e proporzionato

Come ribadito dal Governo, non è previsto alcun modello di controllo diffuso della popolazione: l’IA non diventa un “poliziotto automatizzato”.

Riconoscimento biometrico, autorizzazioni e limiti rigorosi

Le nuove norme disciplinano in modo dettagliato l’uso del riconoscimento facciale e biometrico, distinguendo tra utilizzo in tempo reale e utilizzo successivo al reato.

Nel caso di identificazione biometrica in tempo reale, l’impiego è consentito solo per finalità tassative, come:

  • prevenzione di minacce gravi alla sicurezza pubblica
  • contrasto al terrorismo
  • ricerca di persone scomparse o vittime di reati

In questi casi è sempre necessaria l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria e l’uso deve essere limitato nel tempo e nello spazio.

Per quanto riguarda il riconoscimento facciale “ex post”, invece, è ammesso solo dopo la commissione di un reato e sulla base di elementi oggettivi e verificabili.

Decisioni sempre umane e tracciabili

Il quadro normativo introduce un altro principio cardine: nessuna decisione che possa incidere negativamente su una persona può essere basata esclusivamente su sistemi di intelligenza artificiale.

Le tecnologie possono fornire analisi, previsioni e supporto operativo, ma:

  • le decisioni finali spettano sempre a operatori umani
  • devono essere garantite tracciabilità e verificabilità
  • è obbligatoria la supervisione qualificata

Questo approccio è coerente con l’impostazione generale della normativa italiana ed europea, basata su una visione “antropocentrica” dell’IA.

Sicurezza e diritti, equilibrio del nuovo modello italiano

Il decreto costruisce un sistema di garanzie multilivello che coinvolge magistratura, autorità indipendenti e organismi di controllo.

Sono previste:

  • valutazioni d’impatto sui diritti fondamentali
  • controllo del Garante Privacy
  • obblighi di registrazione e tracciamento delle operazioni

L’obiettivo è evitare abusi e mantenere proporzionato l’uso delle tecnologie più invasive, soprattutto nei contesti ad alto rischio come sicurezza pubblica e giustizia.

Non solo sicurezza: le altre misure su lavoro, formazione e governance

Pur con un focus forte sulla sicurezza, i decreti intervengono anche su altri ambiti strategici:

  • nel lavoro vietano decisioni automatizzate su assunzioni e licenziamenti
  • nella formazione introducono percorsi obbligatori su IA per scuole, PA e professionisti
  • nella governance nazionale attribuiscono un ruolo centrale ad AgID e ACN per vigilanza e coordinamento

Il risultato è un impianto normativo che abbraccia sicurezza, diritti e sviluppo tecnologico.

Italia laboratorio europeo della regolazione IA

Con questi provvedimenti, l’Italia si posiziona tra i primi Paesi europei a tradurre concretamente l’AI Act in norme operative.

Un modello che punta a coniugare sicurezza pubblica, tutela delle libertà e innovazione, in un contesto in cui l’utilizzo delle tecnologie di intelligenza artificiale è destinato a crescere rapidamente anche nel settore della sicurezza.

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