Nasce RIME: la nuova rete italiana per una mobilità equa e sicura

Nasce RIME: la nuova rete italiana per una mobilità equa e sicura

Nasce RIME per una mobilità più equa, la nuova rete italiana per la sicurezza stradale e la mobilità sostenibile nelle città

Nasce RIME. Rete Italiana Mobilità Equa. Un coordinamento nuovo, che mette insieme associazioni che lavorano su sicurezza stradale, mobilità attiva, trasporto pubblico e qualità dello spazio urbano. L’idea è spingere per un modello di mobilità diverso. Più sicuro, più inclusivo. Che riduca gli incidenti e renda le città più vivibili. Tra i promotori ci sono FIAB, Legambiente, Kyoto Club, AMODO e Clean Cities Italia. Poi tante associazioni locali e gruppi che difendono pedoni e ciclisti.

Il momento non è casuale. C’è un’emergenza sicurezza stradale in corso. I dati parlano chiaro: da inizio anno sono già 101 i ciclisti morti sulle strade italiane. Nel 2025 le vittime erano state 222, in aumento rispetto alle 184 del 2024. Per chi ha lanciato RIME, è la conferma che servono interventi strutturali. Ridurre la velocità nei centri urbani, migliorare la sicurezza per chi va a piedi o in bici.

Mobilità, nasce la rete RIME per una nuova mobilità equa e sicura in Italia

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Uno dei punti centrali è proprio questo: spingere per un modello di mobilità urbana basato sulla riduzione della velocità. Il limite dei 30 km/h nelle città, per esempio. Le associazioni fanno notare che, nonostante le prove sui rischi della velocità eccessiva, la strada verso una riforma della mobilità in Italia è ancora piena di ostacoli. Normativi e culturali.

RIME vuole anche incidere sul dibattito istituzionale e legislativo. Sostiene iniziative già in ballo, come la proposta di legge Ghio, che punta a rafforzare la tutela di pedoni e ciclisti e a promuovere la mobilità attiva. La rete si propone come punto di raccordo tra associazioni, territori e istituzioni. L’obiettivo? Far sì che sicurezza stradale e qualità dello spazio pubblico diventino priorità. Secondo i promotori, solo un cambiamento strutturale del modello di mobilità potrà ridurre davvero il numero di vittime. E rendere le città più vivibili e sicure.