Treno fuori dai binari a Dicomano, otto Comuni chiedono conto alla Regione

Treno fuori dai binari a Dicomano, otto Comuni chiedono conto alla Regione

Un treno deraglia a Dicomano. Otto sindaci del Mugello chiedono un incontro al Presidente della Toscana Eugenio Giani

C’è un momento in cui la misura è colma. Per gli otto sindaci del Mugello, quel momento è arrivato.

Hanno preso carta e penna — anzi, tastiera — e hanno spedito una lettera bella tosta a chi comanda in Toscana. Destinatari: Eugenio Giani, presidente (o governatore, come dir si voglia) della Regione Toscana, e Filippo Boni, l’assessore che ha in mano la delega ai Trasporti. La domanda è una sola, e non ammette rinvii: sedetevi con noi, subito.

Il perché è presto detto. Il treno, da quelle parti, è diventato una scommessa quotidiana.

A mettere nero su bianco tutto il malumore è stato Tommaso Triberti, che guida l’Unione Montana dei Comuni del Mugello.

  • Barberino di Mugello
  • Borgo San Lorenzo
  • Dicomano
  • Firenzuola
  • Marradi
  • Palazzuolo sul Senio
  • Scarperia e San Piero
  • Vicchio.

Otto campanili che stavolta suonano all’unisono. Roba non così scontata, tra sindaci.

Cosa è successo?

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La miccia? Il 29 giugno, a due passi dalla stazione di Dicomano. Un treno regionale è finito fuori dai binari proprio vicino a un ponte. Nessun ferito, per fortuna. Ma la paura, quella sì, è rimasta appiccicata addosso.

Nella lettera i sindaci definiscono l’accaduto “l’ennesimo campanello d’allarme”. Io ci aggiungerei che di campanelli, ormai, ne è suonata una batteria intera.

Il quadro che tratteggiano è quello che chi vive lì conosce a memoria:

  • continui ritardi
  • treni cancellati all’ultimo
  • bus sostitutivi gestiti alla come viene, quando arrivano

Morale della favola? Pendolari, studenti e lavoratori in balìa degli eventi. Quella che loro chiamano “la serenità del viaggio” è evaporata da un pezzo. Oggi salire su un treno nel Mugello vuol dire non avere la più pallida idea di come andrà a finire.

Triberti e i colleghi non le mandano a dire: cittadinanza “esasperata”, gente “stremata”. E credetemi, chi ha passato mezze mattinate a fissare un tabellone che segna solo “soppresso” sa bene che non è teatro.

Ora tocca a Firenze muoversi. Giani e Boni dovranno decidere se aprire quel tavolo — e con che carte in mano presentarsi. Perché stavolta i sindaci non si accontentano delle solite pacche sulle spalle: pretendono date, lavori concreti, garanzie vere. Dopo Dicomano, la fiducia pende da un filo sottile. O meglio: da un binario solo.