Smart Road Legal Uber, l'allarme degli Ncc a Roma: "Ci sono auto abusive sulla piattaforma" Marco Gramigni 22 July 2026 Citizen Italia Mobility L’associazione Sistema Trasporti lancia l’allarme dopo lo “strano” calo delle tariffe delle corse: chiesto un confronto con Uber per fare chiarezza sui controlli. Le tariffe scendono, e qualcuno inizia a farsi domande. È quello che sta succedendo a Roma, dove l’associazione Sistema Trasporti, una delle più rappresentative nel settore Ncc a livello nazionale, ha lanciato un allarme pesante: potrebbero esserci auto senza autorizzazione che lavorano su Uber. Il sospetto nasce dai prezzi che calano Tutto parte da un dato semplice: da un po’ di tempo le corse Uber a Roma costano meno. Per chi usa l’app, è una buona notizia. Per chi ci lavora, molto meno. Il motivo è che il prezzo su Uber non lo decide un listino fisso, ma un algoritmo che si aggiorna in base alla domanda e all’offerta. Più auto ci sono in circolazione, più le tariffe si abbassano. E qui casca l’asino: se le tariffe scendono così tanto, vuol dire che l’offerta di auto è aumentata parecchio. Ma aumentata come? Con chi? Gli autisti regolari iscritti alla piattaforma non sono cresciuti in proporzione, almeno stando a quello che raccontano gli operatori storici. E allora la domanda sorge spontanea: da dove arrivano tutte queste macchine in più? Le segnalazioni che arrivano da tutta Roma Francesco Artusa, presidente di Sistema Trasporti, ha raccontato di aver ricevuto negli ultimi tempi diverse segnalazioni dagli autisti romani. Messaggi, foto, racconti diretti che, secondo Artusa, sembrerebbero descrivere, a Roma, un fenomeno diffuso di soggetti privi di autorizzazione ncc operanti attraverso la piattaforma Uber. Non è una cosa da poco. Se confermato, sarebbe un problema serio su due fronti: da una parte la concorrenza sleale nei confronti di chi lavora rispettando tutte le regole, dall’altra la sicurezza stessa dei passeggeri, che magari salgono su un’auto pensando di affidarsi a un servizio controllato e invece si ritrovano con qualcuno che non ha alcuna autorizzazione a fare quel mestiere. I documenti che non tornano Uber, l’allarme degli Ncc a Roma: “Ci sono auto abusive sulla piattaforma” LEGGI ANCHE Italo va in Germania e Deutsche Bahn trema: arrivano 26 treni nuovi per 3 miliardi I colleghi di RomaToday hanno potuto verificare alcuni documenti, e quello che emerge è preoccupante. In almeno un caso, un’auto che lavora su Uber risulta immatricolata come veicolo a uso privato. Ma se davvero fa servizio Ncc, sul libretto dovrebbe comparire tutt’altra dicitura: trasporto per conto terzi, noleggio con conducente, con tanto di numero di licenza e comune che l’ha rilasciata. Insomma, sulla carta quell’auto non dovrebbe nemmeno poter lavorare per una piattaforma come Uber. Eppure, a quanto pare, lo fa lo stesso. Come è possibile che succeda Qui si apre il capitolo più delicato. Per registrarsi su Uber come autista Ncc, tutta la procedura si fa online: si caricano i documenti, le licenze, le autorizzazioni, e la piattaforma dovrebbe verificare che sia tutto in regola prima di attivare l’account. Il sospetto di Artusa e dei suoi colleghi è che qualcuno possa aver aggirato questi controlli, magari caricando documenti falsi o alterati. Se il sistema di verifica non è abbastanza rigoroso, o se ci sono falle nel processo, diventa relativamente semplice per chi non ha i requisiti infilarsi comunque nella piattaforma e iniziare a lavorare. La richiesta di un incontro con Uber Di fronte a questa situazione, Sistema Trasporti non si è limitata a denunciare pubblicamente il problema. Ha chiesto formalmente un incontro urgente ai vertici di Uber in Italia, con l’obiettivo di comprendere con chiarezza la reale portata del fenomeno, verificare quali controlli vengano effettuati dalla piattaforma e capire se eventuali criticità dipendano da comportamenti individuali, da falle nei sistemi o da altri fattori. Le parole di Artusa Il presidente di Sistema Trasporti è stato chiaro nel definire i paletti della questione. Chi lavora come ncc deve essere titolare di una regolare autorizzazione, deve rispettare le norme del settore e deve operare dentro un quadro di legalità, ha spiegato. E se qualcuno ha aggirato queste regole, l’associazione è pronta ad agire: se qualcuno si è spacciato per Ncc senza averne titolo, siamo pronti a denunciarlo in tutte le sedi competenti. Ma non si ferma qui. Artusa chiede anche una responsabilità diretta alla piattaforma: riteniamo necessario che ogni soggetto che intermedia servizi di trasporto garantisca controlli efficaci, verifiche puntuali e piena trasparenza sui requisiti richiesti agli operatori. In pratica, non basta dire “non lo sapevamo”: chi mette in contatto domanda e offerta di trasporto ha il dovere di controllare chi sale a bordo delle proprie auto virtuali. La frase più diretta, forse, è quella finale: “Roma non può diventare il terreno di una nuova zona grigia del trasporto persone”. Perché la questione riguarda tutti Non è solo un problema tra addetti ai lavori. Riguarda anche chi usa Uber per spostarsi. Se effettivamente ci sono auto senza autorizzazione che circolano sulla piattaforma, significa che i controlli assicurativi, i requisiti sui conducenti, le verifiche sui veicoli potrebbero non essere garantiti come dovrebbero. E in caso di incidente, o di problemi durante la corsa, la tutela del passeggero rischierebbe di essere molto più debole. C’è poi il tema della concorrenza. Gli operatori Ncc regolari pagano licenze, assicurazioni specifiche, tasse legate alla loro attività professionale. Se accanto a loro lavorano persone senza alcuna autorizzazione, i costi che questi ultimi non sostengono si traducono in tariffe più basse, ma anche in una competizione decisamente sleale nei confronti di chi rispetta le regole. Cosa può succedere adesso Ora tocca a Uber. Se l’azienda accetta l’incontro che Sistema Trasporti ha chiesto, forse riusciremo a capire la vera portata del problema. Sono episodi isolati? Errori tecnici nel sistema di verifica? O è un fenomeno più grosso, che richiede interventi strutturali? Intanto l’associazione ha fatto capire che è pronta a portare la faccenda in sedi istituzionali e giudiziarie — se salta fuori che il problema è reale e diffuso. Non mi stupirei se nelle prossime settimane arrivassero altre verifiche, magari anche dalle autorità che si occupano del trasporto pubblico non di linea.