Smart Road Legal Palermo, dopo 40 anni arriva il Peba: il piano per abbattere le barriere architettoniche Marco Gramigni 20 August 2026 Citizen Italia Mobility Dopo quarant’anni dalla legge che lo prevedeva, Palermo ha finalmente adottato il Peba: ora il documento resterà aperto per 30 giorni alle osservazioni di cittadini e associazioni Palermo, dopo quarant’anni di attesa, ha finalmente in mano un piano per abbattere le barriere architettoniche. Non uno slogan, non una promessa buttata lì in campagna elettorale: un documento vero, con firme, ruoli, tempi. Si chiama Peba — sigla che sta per Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche — e la Giunta guidata dal sindaco Roberto Lagalla l’ha adottato il 18 agosto. Quarant’anni, dicevamo. La legge che obbliga i comuni a redigere questo piano è la 41 del 1986. Fate due conti: chi è nato quell’anno oggi ha già i capelli grigi, e Palermo un Peba non l’aveva mai avuto. Fino a ora. Chi ha messo mano al progetto Dietro la stesura del documento c’è un gruppo di tecnici ben preciso. L’architetto Irene Calabria ha curato la redazione, lavorando fianco a fianco con l’ingegnere Fabio Granata, che nel gergo burocratico viene chiamato RUP — il Responsabile Unico del Procedimento, in pratica chi tiene le fila di tutto l’iter. A completare la squadra Marco Ciralli, che guida l’Area della Pianificazione Urbanistica del Comune. Non un lavoro da poco, considerando che si tratta di ridisegnare l’accessibilità di un’intera città: marciapiedi, scalinate, ingressi ai monumenti, attraversamenti pedonali. Tutto quello che per chi cammina senza pensieri è normale, ma che per una persona in sedia a rotelle, per un anziano con il bastone o per un genitore con il passeggino può trasformarsi in un ostacolo quotidiano. Trenta giorni per dire la propria Palermo, dopo 40 anni arriva il Peba: il piano per abbattere le barriere architettoniche LEGGI ANCHE Maltempo in Liguria, fulmine colpisce un Frecciabianca: treno fermo a Riva Trigoso Ora il piano non è ancora legge, sia chiaro. C’è una fase intermedia, e non è affatto una formalità. Per trenta giorni il documento resterà pubblicato sul portale del Comune e sull’Albo Pretorio online — lo spazio digitale dove le pubbliche amministrazioni pubblicano atti e delibere. In questo mese cittadini, associazioni di persone con disabilità e consulte sociali potranno leggerlo, criticarlo, proporre modifiche. Solo dopo questo passaggio il Consiglio Comunale potrà votare l’approvazione definitiva. Un metodo che, a onor del vero, capita raramente di vedere applicato con questa attenzione: prima si ascolta, poi si decide. Le parole di Lagalla Il sindaco Lagalla ha scelto un registro tutt’altro che burocratico per commentare l’adozione del piano. Ha parlato di un atto che va oltre la carta bollata: “Con l’adozione del Peba da parte della Giunta, Palermo si dota di uno strumento che va ben oltre l’adempimento normativo: è un atto di civiltà, di cura e di responsabilità verso tutti i cittadini, nessuno escluso“. E ha allargato lo sguardo su chi, in concreto, ci guadagnerà qualcosa da questa svolta: “Abbattere le barriere architettoniche significa restituire dignità e autonomia a chi ogni giorno incontra ostacoli nel vivere la propria città“. Anziani, persone con disabilità, famiglie con bambini piccoli — ma non solo residenti. Il primo cittadino ha ricordato anche i turisti, sempre più numerosi a Palermo, che hanno il diritto di visitare i monumenti della città senza inciampare in barricate architettoniche vecchie di secoli. E adesso? La palla passa ai palermitani. Trenta giorni, da segnare in agenda, per far sentire la propria voce su un piano che — se rispetterà le promesse — cambierà il volto della città. Non da un giorno all’altro, certo. Ma un passo alla volta, come si abbatte davvero un muro: pietra dopo pietra.