Scuola e Intelligenza artificiale: il ritorno sui banchi all'insegna dell'alfabetizzazione digitale

Scuola e Intelligenza artificiale: il ritorno sui banchi all’insegna dell’alfabetizzazione digitale

L’allarme: l’uso indiscriminato e incontrollato dell’IA generativa nelle scuole può avere conseguenze a lungo termine su processi cognitivi e abilità sociali

L’IA non può sostituirsi ai docenti, non ancora almeno. La dimostrazione è in un’agenda distribuita agli alunni dalla Farnsley Middle School, scuola media del Kentucky, che ha evidenziato nuove criticità legate all’uso non supervisionato dell’intelligenza artificiale generativa in materiali didattici. Il diario, già consegnato agli studenti del nuovo anno scolastico, conteneva una mappa degli Stati Uniti con nomi errati, oltre a una tavola periodica inesatta e fasi lunari inesistenti. Anomalie visive tipiche degli strumenti commerciali di IA, le “allucinazioni” dei chatbot che si riscontrano non solo nei testi ma anche nei contenuti grafici. Sembrerebbe infatti che l’agenda sia stata realizzata, in parte, con l’ausilio di chatbot generativi.

Qualcosa di simile a quanto accaduto nel febbraio del 2024, quando la rivista scientifica “Frontiers in cell and developmental biology” ha dovuto ritirare uno studio precedentemente approvato e pubblicato, contenente immagini anatomiche di un roditore generate dal software Midjourney, con proporzioni grottesche, dettagli inesistenti in natura e diciture composte da lettere casuali, sfuggite al controllo dei revisori umani.

La situazione negli Stati Uniti dopo le polemiche

Come riportato dall’emittente locale Wdrb, la cartina degli Stati Uniti rinominava il Kentucky “Venecky”, la Louisiana “Lookoong” e l’Alabama “Alotome”. L’Illinois veniva indicato come “Vitoiis”, l’Arizona come “Arizone” e la Carolina del Sud come “Sorth Cuanto”. Per contrastare la tendenza e prevenire gli errori commessi con l’uso dell’IA, le istituzioni scolastiche statunitensi stanno modificando il proprio approccio, passando dai divieti generalizzati all’insegnamento dell’alfabetizzazione all’IA. Attualmente, 37 Stati americani hanno pubblicato linee guida ufficiali in merito. Lo Utah ha istituito la prima figura statale a tempo pieno per la supervisione dell’IA nelle scuole, formando oltre 7.000 insegnanti e negoziando accordi sulla privacy dei dati, un modello organizzativo che è stato successivamente replicato dal Maine, West Virginia e Georgia.

LEGGI ANCHE: Intelligenza Artificiale, OpenAI prossima allo sbarco in Borsa: ricavi oltre i 40 miliardi di dollari

In Europa per il momento le regole sono più stringenti

Anche in Europa l’integrazione dell’intelligenza artificiale nell’istruzione è oggetto di interventi normativi e operativi.
Il regolamento europeo AI Act classifica i sistemi di intelligenza artificiale impiegati nel settore educativo e per la valutazione dei risultati di apprendimento come tecnologie ad alto rischio. Questa classificazione impone requisiti di trasparenza, documentazione tecnica e supervisione umana, vietando l’uso di tecnologie per il riconoscimento delle emozioni nelle aule per tutelare i diritti fondamentali.

“L’educazione è uno di quei settori considerati ad alto rischio per l’utilizzo dell’IA dal diritto europeo e non a caso”, spiega Gianclaudio Malgieri, professore ordinario di diritto, governance dei dati e intelligenza artificiale all’Università di Maastricht. “L’uso indiscriminato e incontrollato dell’IA generativa nelle scuole può avere conseguenze a lungo termine su processi cognitivi e abilità sociali. Bisogna formare personale e studenti sui benefici ma anche sui rischi di queste tecnologie”.

La sperimentazione avviata in Italia e la prospettiva di allargare il campo

In Italia, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha avviato un percorso di integrazione controllata, attivando dal 2024 una sperimentazione in quindici istituti di I e II grado distribuiti tra Calabria, Lazio, Lombardia e Toscana. Il progetto, della durata biennale, ha previsto l’utilizzo di assistenti virtuali basati sull’intelligenza artificiale per supportare la didattica, agevolare il lavoro dei docenti e favorire la personalizzazione dell’apprendimento, con l’obiettivo di ridurre la dispersione scolastica. I risultati di questa fase pilota sono ora sottoposti alla valutazione dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (Invalsi), che determinerà i presupposti per un’eventuale estensione su scala nazionale.