Enforcement Smart Road Nuovo Codice della Strada, 42 associazioni in Parlamento per dire no: i 7 punti da rivedere Francesco Ton... 04 November 2026 Le associazioni riunite sotto il collettivo Rime hanno tenuto una conferenza stampa in Parlamento per opporsi alle nuove regole del Codice della Strada, che rischia di sviare sulle vere priorità. Ecco le proposte di revisione Rimettere al centro la sicurezza stradale di tutti gli utenti. Questo il concetto alla base della conferenza stampa che le associazioni riunite sotto Rime (Rete Italiana Mobilità Equa) hanno tenuto alla Camera dei Deputati il 3 novembre, in vista di numerose iniziative in programma nel fine settimana del 14 e 15 per sensibilizzare sull’importanza di tutelare le vite di chi percorre ogni giorno le nostre vie e carreggiate. Proprio nel giorno in cui è emersa la notizia degli oltre 200 ciclisti morti in sinistri stradali, il collettivo Rime ha tenuto una conferenza stampa per spiegare il concetto alla base delle loro iniziative contro il nuovo Codice della Strada: con queste regole la sicurezza rischia di diventare un limite alla circolazione, anziché la condizione necessaria per garantire a tutte e tutti il diritto di muoversi. La portavoce Francesca Chiodi ha infatti detto che La sicurezza non è un limite alla libertà di circolazione: è ciò che la rende possibile per tutti. Rime nasce perché finora sicurezza, trasporto pubblico, mobilità attiva, salute e ambiente sono stati affrontati come temi separati. Oggi 42 organizzazioni portano alle istituzioni una visione comune e chiedono di cambiare rotta. Non bastano correzioni marginali ma serve una revisione profonda, che metta la tutela delle persone al centro delle regole Sono dunque i rappresentanti di 42 associazioni che, davanti agli onorevoli Andrea Casu (IX Commissione Trasporti, Partito Democratico) e Roberto Pella (V Commissione Bilancio, Forza Italia), hanno presentato la loro analisi dello schema di nuovo Codice approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre, (il testo è all’esame delle Commissioni Trasporti di Camera e Senato). Di base Rime chiede una revisione profonda della bozza così com’è stata approvata dal CdM che, secondo il collettivo, rischia di remare in direzione contraria rispetto agli obiettivi del 2030 sul dimezzamento delle vittime della strada. Le associazioni dunque hanno sintetizzato in 7 punti le principali criticità. Codice della Strada, poche tutele per gli utenti Nuovo Codice della Strada, 42 associazioni in Parlamento per dire no: i 7 punti da rivedere LEGGI ANCHE Italia, allarme sicurezza stradale: oltre 200 ciclisti morti in strada da inizio 2026, in Lombardia il dato peggiore Il primo punto dice che il nuovo impianto del Codice della Strada declassa la tutela della vita, la sicurezza, la salute e l’ambiente da finalità primarie a interessi da bilanciare con la circolazione ed esigenze economiche. Quasi come se la sicurezza fosse un ostacolo al traffico. Il secondo punto invece sottolinea il controsenso che, ad esempio, anche il Comune di Bologna ha chiesto di ritirare. Ora i pedoni, prima di attraversare sulle strisce pedonali, dovranno accertarsi per legge che i veicoli si fermino. Si tratta, secondo Rime, di una pericolosa cessione di responsabilità, che rischia di creare un precedente per eventuali concorsi di colpa se un pedone venisse investito. Scrive il collettivo: Ma come può accertarsene un bambino, una persona anziana, ipovedente o con disabilità? Si imporrebbe per legge a chi ha minori possibilità di proteggersi di compensare il comportamento pericoloso altrui. La precedenza non verrebbe formalmente abolita, ma il suo esercizio diventerebbe più gravoso e la tutela meno effettiva. Si aggiungono divieti di attraversamento alle intersezioni che possono rendere gli spostamenti a piedi ancora più difficili. È il contrario della prevenzione Il terzo punto riguarda la formula “ove possibile” negli articoli che obbligano gli automobilisti a mantenere la distanza di almeno 1,5 metri nei sorpassi ai ciclisti. Le associazioni di categoria chiedono che la regola sia più ferrea: non deve esserci spazio per deroghe, se non c’è spazio si aspetta. “La tutela delle persone non può dipendere dalla necessità di far passare un veicolo“, scrive Rime. La quarta richiesta di revisione riguarda il tema del limite di velocità. La richiesta era quella di introdurre i 30 km/h come massima velocità ordinaria sulle strade urbane e di quartiere, ma il dispositivo non è presente nel nuovo Codice della Strada. Inoltre, scrive il collettivo per la mobilità equa, le nuove regole introdurrebbero nuovi vincoli per i Comuni per stabilire le vie o le aree a 30 km/h. Meno poteri ai Comuni ed efficacia ridotta delle sanzioni Il quinto punto tocca proprio il tema degli Enti locali: la riforma accentrerebbe poteri in capo a Ministeri e Prefetti, mentre i provvedimenti sarebbero subordinati alle esigenze del traffico privato. In merito ha parlato anche Marco Granelli, assessore alle Opere Pubbliche del Comune di Milano e componente del tavolo di lavoro di ANCI, che ha detto: Le amministrazioni devono poter intervenire sulle velocità, proteggere gli attraversamenti, realizzare aree pedonali e governare il traffico secondo le esigenze dei territori e delle persone. Le norme nazionali devono garantire standard comuni di sicurezza, ma consentire alle singole città di adottare soluzioni efficaci, caso per caso La sesta osservazione si riferisce invece alle sanzioni, che secondo Rime rischiano di diventare meno efficaci. A partire dal termine di notifica che verrebbe dimezzato (da 90 a 45 giorni), il che potrebbe comportare l’annullamento di multe legittime per mancanza di risorse amministrative. Problema anche per il nuovo sistema del pagamento di violazioni ripetute dei limiti di chilometraggio orario e per i controlli elettronici sull’uso del cellulare alla guida, che resterebbero insufficienti. Anche sull’eccesso di velocità servirebbero più controlli, secondo le associazioni. Infine, all’ultimo punto, Rime scrive che ZTL e aree pedonali rischiano di essere indebolite. La riforma introdurrebbe ulteriori vincoli e condizioni nazionali alla loro regolamentazione. Inoltre, chi entrasse abusivamente più volte nella stessa ZTL o area pedonale durante una giornata riceverebbe una sola sanzione, anziché una per ogni violazione. Una scelta che riduce il potere deterrente delle regole e rischia di rendere meno efficace la protezione dello spazio pubblico. In sintesi Luigi Menna, presidente Fiab, ha detto che Queste norme penalizzano gli utenti attivi della strada e creano disincentivi all’utilizzo della bicicletta. Suggerirei agli estensori di questa proposta di farsi un paio di giorni in bici a Roma, per capire cosa significa. Altro tema: sono state diminuite le sanzioni. Il quadro a mio avviso è negativo. Manca lungimiranza da parte della politica nazionale