DASPO e cambio di società sportiva, la Cassazione annulla l’ordinanza del G.i.p. di Vicenza

DASPO e cambio di società sportiva, la Cassazione annulla l’ordinanza del G.i.p. di Vicenza

DASPO e cambio di società sportiva, per la Suprema Corte quando la squadra cambia assetto societario e categoria, il provvedimento del Questore deve essere riesaminato: obbligo di presentazione da rivalutare.

Il DASPO imposto dopo gli scontri del playoff 2024

Il procedimento trae origine dagli incidenti avvenuti durante un incontro valido per i playoff di Serie C nel maggio 2024. A seguito dei disordini, al tifoso coinvolto era stato imposto dal Questore un DASPO che prevedeva l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria in occasione delle partite della squadra locale e della Nazionale italiana.
L’uomo aveva poi chiesto la revoca della misura, sostenendo che la società calcistica coinvolta nei fatti del 2024 avesse nel frattempo cessato l’attività ed fosse stata sottoposta a liquidazione giudiziale. Una nuova società, giuridicamente distinta, aveva preso il posto nel campionato regionale, disputando le gare interne in un altro stadio e in categoria dilettantistica.
Il G.i.p. di Vicenza aveva però respinto l’istanza.

Il ricorso in Cassazione e i motivi della difesa

La difesa ha sostenuto che il DASPO originario non potesse più ritenersi valido perché:

  • era stato emesso rispetto a una squadra che non esiste più nella forma per cui era stata adottata la misura;
  • la nuova società sportiva è un soggetto completamente diverso;
  • il contesto agonistico è cambiato, non trattandosi più di una competizione professionistica;
  • il G.i.p. avrebbe dovuto effettuare un nuovo giudizio di pericolosità, tenendo conto del mutato scenario.

Il provvedimento del Questore non può estendersi automaticamente

La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, richiamando precedenti consolidati.
Secondo i giudici, quando una squadra viene radiata o comunque cessa di esistere come soggetto giuridico, l’obbligo di presentazione collegato alle sue partite perde automaticamente efficacia.
Il provvedimento non può essere esteso alla nuova società, anche se appartenente alla stessa città, poiché:

  • l’obbligo di presentazione rappresenta una misura fortemente invasiva della libertà personale;
  • la legge sulle manifestazioni sportive richiede che i luoghi e gli eventi siano specificamente indicati;
  • non è ammessa un’interpretazione estensiva che permetta di applicare il DASPO a una compagine diversa.

La Corte sottolinea che, in casi simili, il Questore deve emanare un nuovo provvedimento, da proporre per la convalida al giudice, così da garantire la piena tutela del diritto di difesa e una valutazione aggiornata della pericolosità.

La necessità di rivalutare la misura

La Suprema Corte osserva inoltre che il mutamento societario non è l’unico fattore da considerare:
l’obbligo imposto riguardava anche le partite della Nazionale italiana, parte della misura che potrebbe ancora avere senso.
Questo conferisce ulteriore importanza a un nuovo giudizio complessivo sulla pericolosità del soggetto.

Per tali ragioni, l’ordinanza del G.i.p. è stata annullata, con rinvio al Tribunale di Vicenza affinché proceda a un nuovo esame.

Una sentenza che chiarisce i limiti operativi del DASPO

Questa decisione della Cassazione stabilisce alcuni punti chiave:

  • Il DASPO deve restare legato esattamente alle manifestazioni sportive per cui è stato emesso.
  • Qualsiasi variazione sostanziale della società sportiva richiede un nuovo provvedimento.
  • Il tifoso non può essere vincolato rispetto a una squadra che non corrisponde più all’originaria compagine.
  • Le misure preventive devono essere applicate nel rigoroso rispetto del principio di tassatività.

Un chiarimento importante per forze dell’ordine, autorità amministrative e mondo dello sport, soprattutto in un contesto di frequenti cambi societari nel calcio italiano.