Eurodac: il grande archivio biometrico che sta cambiando le politiche migratorie europee

Eurodac: il grande archivio biometrico che sta cambiando le politiche migratorie europee

Per molti cittadini europei il nome “Eurodac” è quasi sconosciuto. Eppure, dietro questa sigla si nasconde una delle infrastrutture digitali più importanti e strategiche dell’Unione Europea nel campo della gestione migratoria, della sicurezza delle frontiere e della cooperazione tra Stati membri.

Che cos’è Eurodac

Il nome deriva da “European Dactyloscopy”, cioè “dattiloscopia europea”.

Il sistema era nato inizialmente come archivio di impronte digitali per supportare le procedure di asilo, ma con il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo approvato nel 2024, Eurodac non è più soltanto una banca dati per le impronte digitali dei richiedenti asilo, ma si sta trasformando in una piattaforma biometrica integrata, finalizzata a confrontare dati biometrici e verificare i movimenti dei richiedenti protezione internazionale.

Comprendere Eurodac significa, quindi, comprendere una parte significativa dell’Europa che sta nascendo.

Il sistema nasce ufficialmente nel 2000 con il Regolamento CE n. 2725/2000 ed entra operativamente in funzione nel 2003 con l’obiettivo finale di supportare l’applicazione del cosiddetto “Regolamento di Dublino”, cioè il meccanismo che stabilisce quale Stato membro sia competente per l’esame di una domanda di asilo.

In pratica, Eurodac consente di capire:

  • se una persona ha già presentato domanda di asilo in un altro Paese europeo;
  • in quale Stato membro sia avvenuto il primo ingresso irregolare;
  • se il soggetto sia già stato identificato in precedenza;
  • se esistano movimenti secondari all’interno dell’Unione Europea.

Il funzionamento è basato principalmente sul confronto automatizzato delle impronte digitali e, con la nuova riforma, anche di altri dati biometrici.

Come funziona il sistema

Quando una persona rientra nelle categorie previste dal regolamento, le autorità nazionali raccolgono i dati biometrici e li trasmettono al sistema centrale, il quale effettua un confronto con i dati già presenti in banca dati.

Se emerge una corrispondenza, lo Stato riceve una segnalazione che consente di verificare precedenti registrazioni.

Tradizionalmente il sistema ha operato soprattutto attraverso le impronte digitali, ma con la riforma del 2024, tuttavia, Eurodac evolve verso un modello biometrico molto più ampio.

La grande riforma del 2024

Nel maggio 2024 l’Unione Europea ha approvato il nuovo “Patto su migrazione e asilo”, che include una profonda revisione del sistema. Il nuovo riferimento normativo è il Regolamento (UE) 2024/1358, che abroga il precedente Regolamento (UE) n. 603/2013, istitutivo di Eurodac.

Le novità principali riguardano:

  1. Estensione dei dati biometrici

Oltre alle impronte digitali, il sistema includerà anche:

  • immagini facciali;
  • dati biometrici aggiuntivi;
  • informazioni identificative più complete.

L’obiettivo dichiarato è migliorare l’identificazione delle persone e ridurre i casi di falsa identità.

  1. Abbassamento dell’età minima

Uno dei punti più discussi riguarda l’abbassamento dell’età per la raccolta dei dati biometrici, fortemente criticato dalle organizzazioni per i diritti umani, che passa da 14 a 6 anni, con il dichiarato fine di contrastare tratte e sparizioni di minori, traffico di esseri umani e sostituzioni d’identità.

  1. Nuove categorie registrate

La nuova normativa, inoltre, amplia le categorie di soggetti registrabili; ai richiedenti asilo si aggiungono persone soccorse in operazioni SAR, migranti irregolari, stranieri oggetto di procedure di rimpatrio.

  1. Maggiore interoperabilità

Uno degli aspetti più importanti riguarda l’interconnessione con altri sistemi europei, come SIS II (Sistema Informativo Schengen), banche dati Europol, VIS (Visa Information System) e via discorrendo.

L’accesso delle forze di polizia

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’uso di Eurodac per finalità di contrasto criminale.

Già con la normativa precedente era possibile, in casi specifici, consentire l’accesso alle autorità di polizia. La riforma conferma e amplia questa impostazione: le autorità di polizia potranno effettuare richieste di confronto dei dati per: terrorismo, criminalità grave, identificazione di soggetti sconosciuti, indagini transnazionali.

Questo punto apre un tema molto importante per tutte le forze di sicurezza europee: la progressiva convergenza tra gestione migratoria e sistemi di sicurezza pubblica. In prospettiva, inoltre, l’interoperabilità delle banche dati europee potrebbe modificare profondamente i modelli investigativi e identificativi.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

Anche se il regolamento non parla espressamente di “intelligenza artificiale predittiva”, la direzione è chiara.

L’evoluzione dei sistemi biometrici europei si muove verso:

  • automatizzazione dei controlli;
  • riconoscimento biometrico avanzato;
  • interoperabilità algoritmica;
  • analisi automatizzata dei dati;
  • individuazione di identità multiple;
  • supporto decisionale automatizzato.

Questo scenario pone interrogativi enormi sul rapporto tra sicurezza, privacy e diritti fondamentali.

Molti osservatori parlano di “espansione progressiva” dell’uso dei dati biometrici che potrebbe condurre alla trasformazione di un sistema nato per l’asilo in una gigantesca piattaforma europea di sorveglianza migratoria e non solo. Fino a che punto una democrazia può spingersi nella raccolta massiva di dati biometrici in nome della sicurezza? Eurodac rappresenta perfettamente il dilemma contemporaneo: da un lato l’esigenza degli Stati di controllare flussi migratori complessi; dall’altro il rischio di creare sistemi permanenti di sorveglianza.

Dopo gli attentati terroristici degli ultimi anni e l’aumento delle tensioni migratorie, l’Europa ha scelto chiaramente la strada del rafforzamento degli strumenti digitali di controllo.

La logica appare chiara: di fronte a fenomeni transnazionali sempre più complessi, quali migrazione irregolare, criminalità organizzata, traffico di esseri umani, terrorismo, le risposte non possono più essere esclusivamente nazionali, ma servono sistemi capaci di superare i confini amministrativi.

Eurodac rappresenta una delle manifestazioni più evidenti di questa evoluzione.

Il futuro di Eurodac

La direzione europea appare ormai definita: Eurodac non sarà più soltanto un archivio di impronte digitali per richiedenti asilo. Diventerà progressivamente:

  • una piattaforma biometrica integrata;
  • un nodo centrale dell’ecosistema digitale europeo;
  • uno strumento di supporto alle politiche migratorie;
  • un sistema interoperabile con funzioni di sicurezza;
  • una delle principali infrastrutture informative dell’UE.

Nel prossimo decennio assisteremo, probabilmente, a una maggiore automazione dei controlli, una crescita dell’identificazione biometrica e un utilizzo avanzato di sistemi algoritmici. Il rischio, però, è che la velocità dell’innovazione tecnologica superi la capacità democratica di governarla. Ed è proprio qui che si giocherà una delle sfide più importanti dell’Europa contemporanea: riuscire a conciliare sicurezza, efficienza amministrativa e tutela dei diritti fondamentali.

Ma questo equilibrio potrà essere raggiunto soltanto se l’innovazione tecnologica procederà insieme a solide garanzie giuridiche: regole chiare, limiti all’uso dei dati, controlli indipendenti e tutela effettiva delle persone. Altrimenti il rischio è che strumenti nati per gestire i flussi migratori finiscano per ridefinire, silenziosamente, il rapporto tra sicurezza e libertà.

Angela Iacovetti