Genova accelera sulla sicurezza stradale: nuove zone 30 e 78 attraversamenti da mettere in sicurezza. I dettagli

Genova accelera sulla sicurezza stradale: nuove zone 30 e 78 attraversamenti da mettere in sicurezza. I dettagli

Il Comune di Genova chiude in anticipo la prima fase del piano sulle zone 30 e ora concentra gli interventi su 78 attraversamenti considerati pericolosi

Chi passeggia per Genova negli ultimi mesi se ne sarà accorto: qualcosa, sull’asfalto, si muove. Il Comune ha chiuso in anticipo la prima fase del suo piano sulla sicurezza stradale, quella delle zone 30 — le aree dove il limite di velocità scende a 30 km/h — realizzandone almeno una per ciascuno dei nove municipi della città. Doveva arrivare entro dicembre. Ce l’hanno fatta con mesi di anticipo.

Ora la partita si sposta altrove: strade scolastiche e attraversamenti pedonali a rischio.

Chi decide cosa

A raccontare la strategia è Emilio Robotti, l’assessore alla Mobilità di Palazzo Tursi (il municipio genovese, per chi non è di zona). È lui il riferimento politico dietro l’operazione, frutto — dice — del lavoro con i tavoli permanenti istituiti insieme ai nove municipi cittadini, che hanno segnalato i punti più critici del proprio territorio.

La logica di fondo, spiega Robotti, si basa su tre leve che gli studi di settore considerano tra le più efficaci per far calare gli incidenti: zone 30, strade scolastiche protette e attraversamenti messi in sicurezza. Tra le zone 30 già completate da Aster (la società che si occupa di manutenzione stradale a Genova) figurano via Burlando in Val Bisagno, piazza Baracca a Sestri Ponente e corso Firenze, vicino alla scuola dell’infanzia Bertoncini.

Il problema delle strisce che nessuno aveva mai contato

Ecco un dettaglio che fa riflettere: a Genova non esiste, ad oggi, un elenco preciso di quanti attraversamenti pedonali ci siano e dove si trovino. Gli interventi, fino a ora, sono sempre partiti dalle segnalazioni dei cittadini, mai da una programmazione vera e propria.

Il Comune vuole voltare pagina. Insieme all’Università realizzerà un catasto delle “zebre” — sì, le chiamano proprio così — per pianificare gli interventi con criterio, sapendo esattamente dove intervenire e quando.

C’è anche una questione tecnica che spiega parte del problema: la vernice usata finora, quella mono-componente, resta visibile sull’asfalto solo 4-6 mesi. Poi sbiadisce, e le strisce diventano quei fantasmi bianchi che tutti abbiamo notato almeno una volta attraversando. La soluzione? La vernice bi-componente, che dura 6-8 anni ma costa quattro volte tanto. Un investimento più pesante sul portafoglio comunale, ma evidentemente ritenuto necessario.

78 punti sotto la lente

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Di cosa si tratta? Sono strisce bianche disegnate sull’asfalto con un trucco geometrico: si allargano progressivamente e si infittiscono man mano che ci si avvicina all’attraversamento, creando un’illusione ottica. Il cervello del guidatore percepisce di andare più veloce di quanto stia realmente andando, e istintivamente rallenta. Un trucco psicologico, più che un ostacolo fisico.

I lavori sono partiti a luglio e dovrebbero chiudersi entro fine 2026. Non finisce qui: il Comune punta anche su interventi più “pesanti”, come attraversamenti rialzati, dossi classici e i cosiddetti cuscini berlinesi (dossi modulari, spesso in gomma, pensati per rallentare le auto senza disturbare troppo bus e ambulanze). E occhio anche all’illuminazione, altro fattore su cui il Comune promette di lavorare.

Le strade scolastiche: chiusure mirate, non blocchi permanenti

Diverso il discorso per le strade scolastiche: non zone 30 fisse, ma strade che possono essere chiuse temporaneamente in orari precisi, tipicamente all’entrata e all’uscita da scuola. Si tratta spesso di vie senza marciapiedi o con un traffico pedonale altissimo — bambini, genitori, passeggini — che si incrocia con quello delle auto in momenti delicati della giornata.

Il criterio di selezione tiene conto anche dei dati della polizia locale sugli incidenti, oltre alla presenza di curve pericolose, ospedali o impianti sportivi nelle vicinanze.

Su questo fronte Genova è già avanti: a giugno erano stati completati gli interventi su 18 punti, e altri nove dovrebbero chiudersi entro fine agosto, per un totale di 27 strade scolastiche sistemate.

Dove si concentrano i rischi

L’elenco degli attraversamenti più critici racconta bene la geografia della città, municipio per municipio:

  • Centro Est: via Polleri (piazza della Nunziata), corso Armellini, corso Magenta, corso Paganini, corso Ugo Bassi
  • Centro Ovest: via Venezia, via Buranello, piazza Vittorio Veneto, via Fillak
  • Bassa Val Bisagno: corso Sardegna, piazza Martinez, piazza Terralba, corso De Stefanis, via Fereggiano
  • Valpolcevera: via Piacenza, via Molassana, via Reta, via Rivarolo, via Canepari
  • Medio Ponente: via San Giovanni d’Acri, piazza Puccini
  • Ponente: via Voltri, via Camozzini, via Pra’
  • Medio Levante: corso Italia, via Cavallotti, via Righetti
  • Levante: via Quarto, via V Maggio, via Posalunga, via Timavo

Una mappa che tocca praticamente tutta la città, dal centro storico alla periferia più estrema.

Cosa cambia davvero

Robotti guarda già al 2027: chiederà ai municipi di segnalare nuove zone critiche su cui intervenire, perché — parole sue — il lavoro non si considera affatto chiuso. L’idea di fondo, al di là dei numeri e delle sigle tecniche, è che sicurezza stradale, trasporto pubblico e bike sharing (che a Genova sta macinando numeri in crescita) facciano parte di un unico disegno più ampio: rendere la città più vivibile, respirabile e, semplicemente, più sicura per chi ci cammina dentro ogni giorno.