Smart Road Legal Amt, stangata sul trasporto pubblico: da settembre meno autobus e 100 autisti in meno Marco Gramigni 27 August 2026 Citizen Italia Mobility Dal 14 settembre il servizio di Amt subirà un taglio del 18%, con quasi 200 turni in meno. I sindacati lanciano l’allarme anche sull’organico: in un anno sono spariti circa 100 autisti Genova, tenetevi forte: da metà settembre gli autobus si vedranno con più difficoltà. Non è un modo di dire, è quello che emerge dal tavolo tra sindacati e Amt. Partiamo dai tagli, che sono pesanti. Dal 14 settembre il servizio urbano scenderà del 18%, quasi 200 turni cancellati di netto. L’extraurbano non se la passa meglio: 30 turni in meno, un taglio che oscilla tra l’11 e il 12%. E come se non bastasse, ci sono altri 40 turni legati alle corse scolastiche e ad altri servizi che finiscono fuori dal contratto ufficiale con il Comune. Tutto questo nasce dalla composizione negoziata della crisi, una procedura che in pratica serve a evitare che l’azienda finisca in tribunale per debiti, ristrutturando i conti prima che sia troppo tardi. Il risultato pratico? In strada, nelle ore migliori, gireranno al massimo 360 bus insieme. Amt giura che vuole meno corse saltate e orari più affidabili, tagliando qualche linea qua e là per far quadrare i conti. Autisti che si licenziano Qui arriva la parte che fa più rumore. Edgardo Fano, segretario della Faisa Cisal di Genova – il sindacato che rappresenta gli autisti – ha detto senza girarci troppo attorno che da settembre 2025 ad oggi l’organico degli autisti si è ridotto di circa 100 unità. Cento persone. In un anno. E non se ne vanno perché li licenziano, tutt’altro. Si sta assistendo per la prima volta a esodi volontari, a persone che si licenziano da Amt, una cosa che non era mai successa prima. Fano lo spiega con un’onestà quasi brutale: nell’ultimo anno diversi dipendenti hanno scelto di lasciare l’azienda perché il mercato offre condizioni lavorative più vantaggiose. Detto in soldoni: chi ha la patente da autista oggi può scegliere, e sceglie altrove. Le patenti sono assolutamente richieste nel mondo del lavoro, perché non ce n’è abbastanza, dice il sindacalista. Quando la crisi in ufficio ti compromette la casa Amt, stangata sul trasporto pubblico: da settembre meno autobus e 100 autisti in meno LEGGI ANCHE La telecamera che ha visto tutto: il video del sinistro fa piena prova (e quanto può essere utile alla P.A.) Ecco il pezzo della storia che forse fa più male. Non riguarda gli orari dei bus, riguarda i mutui. Fano racconta un meccanismo che in pochi conoscono: la composizione negoziata della crisi non è una procedura concorsuale, ma secondo gli istituti di credito l’azienda è già inserita nelle black list. Tradotto per chi non parla banchese: anche se lo stipendio arriva puntuale ogni mese, per la banca il tuo datore di lavoro è già “sospetto”. E questo si ripercuote su chi ci lavora, punto. Il caso concreto lo racconta lui stesso, e fa venire i brividi: ci sono persone che avevano già firmato un compromesso e sono andate in banca per la concessione del mutuo. Fino al giorno prima non c’era stato nessun tipo di problema, ma poi il mutuo non è stato concesso: la pratica è stata temporaneamente sospesa. Capito? Firmi le carte per la prima casa, pensi di essere a posto, e all’ultimo la banca ti dice no. Non per colpa tua. Per colpa di dove lavori. Fano chiude con una frase che pesa come un macigno: dire che questa situazione non ha un impatto nella vita privata dei lavoratori credo sia alquanto ridicolo. “Si fa il minestrone con quello che c’è” Sul futuro, il sindacalista non promette miracoli. Usa un’immagine che dice tutto: bisogna cercare di fare il minestrone con le verdure che si hanno. Poche risorse, poco personale, e con quello bisogna arrangiarsi. L’obiettivo resta però chiaro, almeno sulla carta: avere più risorse e mezzi, così da aumentare la qualità del servizio e del lavoro all’interno dell’azienda. Insomma, l’inverno che arriva a Genova non porta solo bus più radi e attese più lunghe alle fermate. Porta anche autisti che se ne vanno, banche che dicono no e una domanda che resta aperta: quanto si può tirare la corda prima che si spezzi del tutto?