Legal Appalto pubblico e affidamento diretto, il Consiglio di Stato chiarisce i limiti del “falso diretto” Laura Biarella 04 June 2026 Italia La sentenza n. 4185/2026 del Consiglio di Stato (Sezione V) ridefinisce il perimetro dell’affidamento diretto nella pubblica amministrazione, stabilendo quando una procedura diventa di fatto una gara e quali obblighi ne derivano per le stazioni appaltanti. Una sentenza che fa chiarezza sugli appalti pubblici Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4185 ha affrontato un tematica di enorme impatto per la pubblica amministrazione: la distinzione tra affidamento diretto e procedura di gara. Il caso origina da un contenzioso legato all’affidamento di servizi di streaming per eventi sportivi, ma i principi espressi hanno un valore generale e incidono direttamente sulle modalità con cui gli enti pubblici affidano contratti sotto soglia europea. Quando un affidamento diretto diventa una gara Secondo i giudici, un elemento decisivo è il comportamento della stazione appaltante. Un affidamento diretto può trasformarsi “di fatto” in una procedura competitiva quando vengono introdotti elementi tipici di una gara, come: avvisi pubblici aperti al mercato raccolta di manifestazioni di interesse valutazione comparativa delle offerte presenza di una commissione giudicatrice In queste condizioni, la procedura perde la natura semplificata e deve rispettare tutte le regole proprie delle gare pubbliche. Il principio di rotazione, quando si applica davvero Uno dei punti più rilevanti riguarda il principio di rotazione, spesso interpretato in modo restrittivo. Il Consiglio di Stato chiarisce che: la rotazione serve a evitare il consolidamento di posizioni privilegiate si applica soprattutto nelle procedure non aperte non è compatibile con procedure realmente aperte al mercato In particolare, quando tutti gli operatori economici possono partecipare senza limitazioni, il principio perde la sua funzione e non deve essere applicato automaticamente. Trasparenza e coerenza, obblighi per la PA La sentenza introduce un principio chiave: se una pubblica amministrazione decide di adottare una procedura più strutturata, deve rispettare le regole che essa stessa ha stabilito. Non è possibile: definire formalmente un affidamento diretto ma agire come in una gara e poi ignorare criteri e requisiti stabiliti Nel caso analizzato, la stazione appaltante non ha verificato in modo adeguato i requisiti tecnici dichiarati dall’operatore aggiudicatario, violando le regole interne della procedura. Il ruolo della discrezionalità amministrativa L’affidamento diretto comporta una forte discrezionalità nella scelta del contraente. Tuttavia, questa discrezionalità: non è illimitata deve essere motivata deve rispettare criteri di trasparenza e imparzialità Quando la procedura diventa comparativa, la discrezionalità si riduce e aumenta l’obbligo di motivazione e coerenza. Impatti per enti locali, PA e smart city Questa pronuncia ha ricadute dirette anche sul mondo delle smart city, dell’innovazione urbana e degli affidamenti tecnologici. Per le amministrazioni significa: maggiore attenzione nella progettazione delle procedure rischio di contenzioso se le regole non sono rispettate necessità di chiarezza tra affidamento diretto e gara Per le imprese, invece: maggiore tutela nella partecipazione possibilità di contestare procedure incoerenti maggiore trasparenza nella selezione Conclusione La sentenza segna un passo importante verso una maggiore chiarezza nel sistema degli appalti pubblici italiani. Il messaggio è netto: non conta solo come una procedura viene definita, ma come viene effettivamente svolta. E quando una pubblica amministrazione apre il confronto competitivo, deve accettarne tutte le conseguenze in termini di regole, trasparenza e responsabilità. LEGGI ANCHE Appalti pubblici e accesso agli atti, il Consiglio di Stato chiarisce i tempi della trasparenza