Report, sentenza del TAR Lazio sull'accesso ai dati tra trasparenza e privacy

Report, sentenza del TAR Lazio sull’accesso ai dati tra trasparenza e privacy

Il TAR Lazio si pronuncia sul ricorso legato alla trasmissione Report e all’accesso civico: conferme sull’operato del Garante privacy, ma anche indicazioni rilevanti sul bilanciamento tra diritto all’informazione e tutela dei dati personali

Decisione del TAR Lazio sul caso Report

Il TAR Lazio si è pronunciato sul ricorso relativo a richieste di accesso civico generalizzato avanzate per finalità giornalistiche nell’ambito della trasmissione Report.

La sentenza del 4 giugno 2026 affronta il tema dell’accesso ai dati detenuti dal Garante per la protezione dei dati personali, con particolare riferimento a spese istituzionali e documenti amministrativi.

Accesso civico e limiti, quadro normativo

La sentenza richiama il funzionamento dell’accesso civico generalizzato (FOIA), che consente a chiunque di ottenere dati e documenti dalle pubbliche amministrazioni al fine di favorire il controllo diffuso sull’attività pubblica.

Allo stesso tempo, il TAR evidenzia che tale diritto non è assoluto e incontra limiti previsti dalla legge, in particolare:

  • la tutela dei dati personali
  • la necessità di evitare pregiudizi concreti a interessi privati o pubblici
  • il rischio di richieste eccessivamente onerose per l’amministrazione

Il giudice sottolinea che le richieste possono essere respinte o limitate quando risultano sproporzionate o tali da incidere sul buon andamento dell’ente pubblico.

Bilanciamento tra trasparenza e riservatezza

Uno degli aspetti centrali della decisione riguarda il bilanciamento tra:

  • diritto alla conoscenza delle informazioni pubbliche
  • protezione della riservatezza dei soggetti coinvolti

Nel caso esaminato, il TAR osserva che una diffusione troppo dettagliata dei dati potrebbe permettere la ricostruzione di elementi personali, con conseguenze potenzialmente rilevanti per la sfera privata.

Allo stesso tempo, viene evidenziato che dati eccessivamente generici o aggregati potrebbero non essere sufficienti a garantire un controllo effettivo sull’uso delle risorse pubbliche.

La soluzione indicata dal TAR

La sentenza propone un criterio intermedio per l’accesso ai dati richiesti.

In particolare, viene indicata la possibilità di consentire l’accesso:

  • ai movimenti di spesa e ai registri contabili
  • con indicazione di importi e causali
  • attraverso classificazioni sintetiche delle spese

Il tutto con eventuali oscuramenti dei dati personali non necessari.

Questa impostazione punta a rendere le informazioni accessibili, mantenendo al contempo un livello di tutela adeguato per la privacy e contenendo l’impatto organizzativo sulle amministrazioni.

Documentazione concorsuale, confermato il limite ai dati personali

Un ulteriore tema affrontato riguarda l’accesso ai documenti relativi a procedure concorsuali.

Il TAR rileva che tali documenti contengono dati personali dei candidati e che la loro diffusione generalizzata potrebbe generare conseguenze sul piano personale e professionale.

Per questo motivo:

  • l’accesso può essere consentito
  • ma con oscuramento dei dati personali non necessari

Il principio adottato è quello di garantire trasparenza procedurale senza rendere pubbliche informazioni individuali non indispensabili.

Il comunicato del Garante privacy

Nel comunicato diffuso il 5 giugno 2026, il Garante per la protezione dei dati personali sul proprio website istituzionale sottolinea che la sentenza:

  • conferma la correttezza del proprio operato su gran parte dei profili esaminati
  • offre indicazioni sul bilanciamento tra trasparenza e riservatezza

L’Autorità ha inoltre precisato che valuterà se impugnare la decisione nella parte in cui vengono fornite indicazioni operative sul punto oggetto del parziale accoglimento.

Un precedente per accesso civico e amministrazioni

La pronuncia del TAR Lazio rappresenta un riferimento per l’interpretazione dell’accesso civico in Italia.

Tra le implicazioni principali:

  • chiarisce i limiti delle richieste ampie o reiterate
  • definisce criteri per la gestione dei dati pubblici
  • rafforza il ruolo del bilanciamento tra diritti

Conclusione

Il caso Report evidenzia la complessità del rapporto tra trasparenza e privacy nel contesto amministrativo.

La sentenza non introduce una prevalenza netta di un interesse sull’altro, ma indica la necessità di una valutazione concreta e caso per caso.

Un equilibrio che rimane centrale nel sistema dell’accesso civico e destinato a orientare future richieste e decisioni.