HumanX Legal Dazio UE da 3 euro dal 1 luglio, non per ogni pacco ma per ogni categoria merceologica Laura Biarella 02 July 2026 UE Dall’1 luglio 2026 l’Unione Europea ha introdotto un dazio temporaneo di 3 euro sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE, con un impatto significativo sugli acquisti online. Questo articolo esplora le nuove normative, l’abolizione della franchigia di 150 euro, la gestione della tassa italiana e le implicazioni per i consumatori e il mercato italiano, in un contesto di crescente e-commerce e tensioni commerciali. LEGGI ANCHE Acquisti extra-UE: come funziona il nuovo dazio da 3 euro sui mini-pacchi Europa stringe la morsa sull’e-commerce extra-UE, nuove regole e costi aggiuntivi per i consumatori Dall’1 luglio 2026 il panorama degli acquisti online da Paesi esterni all’Unione Europea subisce una trasformazione significativa. L’UE ha introdotto un dazio doganale forfettario di 3 euro sui piccoli pacchi di valore inferiore a 150 euro, una misura temporanea che mira a riequilibrare la concorrenza e garantire la sicurezza dei prodotti. Questa novità, che precede una riforma doganale più ampia prevista per il 2028, avrà un impatto diretto sui consumatori italiani, abituati alla franchigia che ha alimentato l’esplosione dello shopping low-cost su piattaforme come AliExpress, Temu e Shein. Dazio di 3 euro, non un costo fisso per pacco Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il dazio di 3 euro non si applica all’intero pacco, bensì a ogni diversa voce doganale dichiarata al suo interno. Ciò significa che se un pacco contiene articoli appartenenti a diverse categorie merceologiche (ad esempio, una maglietta, un paio di scarpe e un ombrello) il costo del dazio sarà moltiplicato per il numero di categorie, arrivando a 9 euro in questo esempio. A questo si aggiunge l’IVA, calcolata sull’importo totale comprensivo del dazio, che in Italia, con un’aliquota del 22%, porterà il costo effettivo del dazio a 3,66 euro per categoria. Abolizione della franchigia e futuro digitale delle dogane La misura temporanea del dazio di 3 euro è un preludio all’abolizione definitiva, a partire dal 1° luglio 2028, della storica soglia di esenzione dai dazi doganali di 150 euro. Da quella data, i dazi si applicheranno a partire dal primo euro del valore di una spedizione, allineando il sistema alle norme vigenti in materia di IVA. Questa riforma sarà accompagnata dall’operatività dell’European Customs Data Hub, un nuovo sistema centralizzato dell’UE per il trattamento dei dati doganali, che permetterà di calcolare i dazi ordinari in base al valore, all’origine e alla classificazione doganale della merce. Tassa italiana e coordinamento con l’UE L’Italia aveva introdotto una propria tassa di gestione di 2 euro sui pacchi extra-UE di valore inferiore a 150 euro, la cui entrata in vigore era stata inizialmente fissata per il 1° luglio 2026, bensì è stata rinviata al 1° ottobre 2026. Tale rinvio è motivato dalla necessità di coordinamento col quadro normativo europeo e per evitare la sovrapposizione di imposte. Bruxelles ha chiarito che, con l’introduzione di una handling fee europea prevista per novembre, le misure nazionali dovranno essere ritirate per prevenire un mercato “a macchia di leopardo” e il fenomeno del border shopping. Impatto sul mercato italiano e controlli rafforzati L’aumento dei costi per i consumatori potrebbe rallentare la crescita dell’e-commerce extra-UE in Italia, spingendo le piattaforme a rivedere le proprie strategie, come l’assorbimento dei costi o l’aumento dei prezzi. Parallelamente, l’Agenzia delle Dogane italiana ha intensificato i controlli, passando da 47.000 ispezioni programmate nel 2025 a 48.000 nel 2026, con un focus non solo sul pagamento dei dazi, ma anche sulla tutela ambientale e la sicurezza dei prodotti. Questo approccio mira a contrastare l’ingresso di merci non conformi agli standard europei, un problema evidenziato dalla Commissione Europea, secondo cui oltre il 60% dei prodotti controllati non rispetta tali standard. Ragioni della stretta, concorrenza e sicurezza La decisione dell’UE di intervenire sui piccoli pacchi è motivata da numeri impressionanti: nel 2024, sono entrati nell’Unione 4,6 miliardi di pacchi di valore inferiore a 150 euro, di cui il 91% proveniente dalla Cina. Questa mole di spedizioni ha creato tre problemi fondamentali: Concorrenza sleale per le imprese dell’UE, a causa dell’elusione dei dazi da parte di alcuni venditori di paesi terzi. Rischi per i consumatori, con l’ingresso di prodotti pericolosi o non conformi. Impatti ambientali, derivanti dalla suddivisione delle spedizioni in molti piccoli pacchi La stretta europea si inserisce anche in un contesto di tensioni commerciali con Pechino, con l’UE che lamenta uno squilibrio commerciale favorito da aiuti pubblici e condizioni di concorrenza distorsive. Le nuove regole doganali dell’UE rappresentano un cambiamento epocale per l’e-commerce, con l’obiettivo di creare un mercato più equo e sicuro. Per i consumatori italiani questo si tradurrà in costi aggiuntivi e una maggioreattenzione alla provenienza e alla conformità dei prodotti acquistati online.